Essere parte attiva di un evento internazionale di questa portata è un'emozione profonda, ma soprattutto una grande responsabilità condivisa. Dal 3 al 19 aprile 2026, la suggestiva cornice dell'Abbazia di San Benedetto Po, nel mantovano, ha ospitato la terza edizione della Biennale Internazionale d'Arte degli Arteterapeuti, quest'anno dedicata a un tema potente e quanto mai necessario: "UTOPIA. La cura dell’arte per immaginare futuri possibili".
Curata con visione da Carlo Coppelli e Marco Panizza, la Biennale non è stata una semplice esposizione, ma un vero e proprio ecosistema di riflessione, scambio e sperimentazione immerso nella storia profonda delle terre di Matilde di Canossa.
Tra esposizione, laboratori e ricerca
Partecipare a questo appuntamento ha significato immergersi in un fitto programma di momenti collettivi, pensati per far dialogare l'opera artistica con la pratica clinica e sociale:
- I Laboratori Espressivi: Le giornate del 4 e del 17 aprile hanno trasformato le sale della mostra in spazi vivi di creazione. Dai laboratori condotti da colleghe stimatissime come Maria Castagna, Sandrine Lissac, Camilla Mele e Caterina Varchetta, fino all'approccio unico del Duo Artistico ArtChiMiKi, l'arte è stata vissuta come esperienza diretta di trasformazione, culminata in preziose restituzioni collettive e comunicazioni scientifiche.
- La Giornata di Studio: Il 18 aprile è stato il cuore teorico della manifestazione. Una sessione di confronto guidata dal chairman Carlo Coppelli, con gli interventi di autorevoli relatori come Davide Bregola, Maria Assunta Cavallo, Marco Dallari, Federica Guidetti e Karl-Heinz Menzen. Tra performance teatrali del gruppo Temenos, intermezzi musicali del duo Dune Mosse e un'intensa tavola rotonda finale, si è tracciato il perimetro di quella che oggi è l'arteterapia: una disciplina capace di generare benessere concreto e di dare forma all'utopia di un domani più inclusivo.
Oltre l'Utopia
Tornare da un evento simile lascia una traccia indelebile. Condividere spazi e visioni con professionisti e artisti internazionali conferma una certezza: l'arte non è solo un mezzo per guardarsi dentro, ma una chiave sociale per aprirsi al mondo e ricostruire ponti dove la sofferenza o l'isolamento rischiano di spezzare il dialogo.
L'utopia di questa Biennale si è trasformata in realtà nei laboratori, nei sorrisi e nei dibattiti di quei giorni. Un ringraziamento speciale va agli organizzatori, ai colleghi e a tutti i partecipanti che hanno reso questo viaggio indimenticabile.
Per chi volesse approfondire i materiali dell'evento o restare aggiornato sulle prossime iniziative, è possibile visitare il sito ufficiale www.biennalearteterapia.it
